REVELLO (Cn). Collegiata, Polittico della Ss. Trinita’, di Oddone Pascale.

revello collegiataSecondo altare a sinistra entrando in chiesa: Altare della SS. Trinità
Possiede una stipe eseguita circa il 1900 in marmi bianchi su cui poggia uno scenografico polittico dipinto da Oddone Pascale, in ‘pendant’ all’altro della cappella di S. Croce.
La macchina d’altare di questo polittico si è conservata molto bene nel corso dei secoli e consente di valutare l’evoluzione del gusto che si verificò in queste terre nel breve arco di pochi decenni: alle gracili cornici gotiche dei polittici dipinti da Hans Clemer a cavallo degli anni di fine quattrocento inizio cinquecento, Oddone Pascale oppone agli inizi del quarto decennio del ‘500 le fastose pilastrature scanalate e le balaustrate a doppio rigonfiamento sovraccariche di orpelli e di dorature.
Il polittico della SS.Trinità è datato 1541. Nella predella di base l’artista ha inteso rappresentare il Purgatorio e la liberazione delle anime da parte degli angeli, soggetto assai inusuale in territorio saluzzese.
Oddone Pascale - Polittico della Trinità - le anime purganti - lato dx del pannello centraleOddone Pascale l’ha immaginato come un luogo arido in cui le anime si purificano stando immerse in lingue di fuoco e che, a pena scontata, sono condotte da angeli psicopompi in un terreno più fresco, ed in ambiente luminoso, al quale si giunge attraverso una scala ed una porta aperta.
Oddone Pascale - Polittico della Trinità - le anime purganti - lato sx del pannello centraleSu un disegno netto ed accurato, l’artista saviglianese ha steso pennellature sicure di colori tersi il cui tono risalta sulle masse più scure, evidenziando in tal modo il contrasto tra l’arida fosca della mole del monte, la sensazione di arsura data dal fuoco in cui sono immersi i purganti, e la luminosità, la verde freschezza della Gerusalemme celeste.
Nella parte destra del quadro stanno, assistite da un angelo con pastorale e turbolo, le nude anime espianti: i loro volti ed i loro atteggiamenti manifestano non tanto sofferenza e tormento per la pena, quanto piuttosto continua supplica di perdono e consapevolezza della futura eterna salvezza. Sullo sfondo, due angeli, percorrendo un’esile passerella, accompagnano, l’uno al luogo d’espiazione, l’altro all’uscita dal Purgatorio, le anime loro affidate. A sinistra, un altro messaggero celeste, con l’abito rosso dell’amore divino che salva (gli altri indossano vesti grigie in segno di penitente umiltà), conduce le anime ormai purificate verso il luminoso e verdeggiante Paradiso, dove si giunge salendo una scale ed oltrepassando una porta.
Il polittico (nove tavole diverse per forma e grandezza) rispecchia nella fastosa struttura, in legno finemente intagliato e con ricche dorature, il modello classico dell’arco di trionfo.
Oddone Pascale - Polittico della Trinità - santa Caterina - predella lato sxAi fianchi della predella, sui plinti che reggono le colonne, sono dipinti i ritratti di santa Apollonia, a destra, e di santa Caterina, in corsetto cremisino e manto verde la prima; in corsetto violaceo e maniche oltremarino con manto rosso la seconda.
Nel ritrarre queste due giovani donne, abbigliate secondo l’alta moda del Rinascimento, Oddone Pascale riesce armoniosamente a fondere la semplicità apparente dell’impostazione, con la fluidità dei pochi colori di base, con il risalto dei volti e delle altre parti scoperte sulle tinte corpose dei panneggiamenti, offrendoci una visione gradevole di aristocratica bellezza. L’oro dei fili sottili, che ornano le stoffe, e della maglia, che dal collo di Caterina scende ramificata al corpetto, dona, colpito dalla luce radente, sommessi sfavillii.
Polittico Pascale Oddone, visione apocalittica dei vegliardiLa grande ancona centinata è dedicata alla visione descritta in Apocalisse, impresa ardua quant’altre mai per un pittore, perché si tratta di tradurre in immagini la descrizione giovannea dell’Empireo. Oddone ha ridotto questa in scala umana, comprensibile, livellata: i ventiquattro vegliardi biancovestiti, in ginocchio sulle nubi del Paradiso mentre alzano le loro coppe nell’adorazione, tolte di capo le corone che cingevano le bianche tempie e messe a lato le arpe della lode perenne; i “quattro esseri viventi” (aquila, vitello, angelo, leone) anch’essi in adorazione delle Persone della SS.Trinità che formano un unico blocco avvolto dalla luce dell’Empireo.
Meno impegnative sono senza dubbio le composizioni del fastigio ove più libero e fresco scorre il pennello, dimostrando padronanza espressiva e delicatezza cromatica, e si rinnova la fresca ‘verve’ dei ritratti sugli zoccoli della predella. Il riquadro di sinistra è dedicato a S. Luigi IX re di Francia, bell’uomo in ricche vesti rinascimentali, con gli attributi del potere e della devozione nelle mani; quello di destra a S.Antonio abate, canuto vegliardo questuante, venerato come protettore degli armenti e come taumaturgo degli appestati. Viene rappresentato come un anziano monaco con lunga e folta barba e capelli bianchi; la mancina regge sottobraccio il libro della sapienza, mentre l’altra mano stringe il lungo bastone con manico a “tau”, a cui sono legate le campanelle del questuante.
La tavola di centro è riservata all’Ascension, soggetto già affrontato dall’artista e realizzato in modo simile sull’interno di un’anta della “macchina d’altare” nella chiesa abbaziale di Staffarda, e nell’ancona della Madonna del Rosario in san Giovanni a Saluzzo, ed è questa una delle prime realizzazioni in pittura di cavalletto che si conosca per mano di pittori locali d’epoca rinascimentale.

Fonte:
Opuscolo La Collegiata di Revello, Associazione A.S.A.R.
AA.VV., La Collegiata di Revello, Cuneo, Aga il Portichetto, 1988.

Vedi presentazione di Marco Invrea: Presentazione Revello Altare della Trinità-copia pdf

Oddone Pascale - Polittico della Trinità

 

 

 

La predella nella sua interezza, vedi:

Pascale Oddone predella Purgatorio600x913

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REVELLO (Cn). Collegiata, Polittico dell’altare di Santa Croce, di Oddone Pascale.

revello collegiataSecondo altare alla destra entrando nella chiesa: Altare di S.Croce.
Polittico dell’altare di S. Croce – insieme opera di Oddone Pascale, la cui “firma” si può leggere sul cartigli di san Mattia, del 1540.
L’intera pala è stata sottoposta a restauro conservativo negli anni ’70 del ‘900, ma rimangono alcuni tratti danneggiati per la perdita del colore. La cornice dorata si interpone fra le figurazioni dipinte e l’osservatore come una scenografia teatrale del Rinascimento, dietro la quale gli attori recitano la parte. Le figurazioni del registro principale non devono essere viste separatamente, ma tutte insieme. In questo modo attorno alla figura del Cristo morto e deposto dalla croce non ruotano solamente le Marie e S. Giovanni (e compianto dalle donne e da due santi) ma l’intero gruppo di santi chiamati dall’offerente il quadro, l’anonimo canonico revellese che, unico, sta inginocchiato in devota orazione in quanto ancora pellegrino su questa terra.
deposizione 1540Oddone Pascale - Polittico della deposizioneIl contrasto fra le sue realistiche fattezze e l’idealizzata perfezione degli altri attori è volutamente accentuato dal pittore in virtù di questi motivi. Dietro di lui stanno i santi Costanzo e Chiaffredo, mentre nell’altra anta laterale sono rappresentati i santi Maurizio e Michele. Gli scomparti superiori del polittico, con Dio Padre sulla scena dell’Annunciazione, ed il paesaggio oltre la crocefissione, si riallacciano anch’essi al teatro, ma a quello medioevale dei Mystères e delle sacre rappresentazioni ove lo scenario era formato da cellule superposate per consentire la rappresentazione simultanea di due o più episodi di quelle monumentali composizioni letterarie.
Nella predella e sulle basi delle colonne, i dodici Apostoli con Gesù al centro; sui cartigli sono scritte parti fondamentali del “Credo”.
Nello scomparto superiore delizioso rabescar di linee e colori tersi nel momento sospeso dell’annuncio a Maria (scena dell’Annunciazione, l’arcangelo Gabriele e la Vergine). Nell’ angelo annunziante sulla sinistra il robusto cromatismo di questo pannello è giocato sul contrasto di colori forti e corposi sul fondo scurissimo, quasi nero. Le decorazioni a fili di perline che ornano la veste dell’angelo rimandano ai dipinti usciti dalla bottega di Defendente Ferrari, cui Oddone Pascale deve molto.

Fonte:
Opuscolo La Collegiata di Revello, Associazione A.S.A.R.
AA.VV., La Collegiata di Revello, Cuneo, Aga il Portichetto, 1988.

Presentazione di Marco Invrea: Presentazione Revello Altare S_Croce-copia pdf

BROSSASCO (Cn). Chiesa di San Rocco, affreschi nell ambito di Oddone Pascale.

Brossasco_a4adf35dc3Situata in periferia del paese (in via Circonvallazione), l’esterno presenta la conformazione tipica della zona, con basso arco di ingresso poi tamponato a portico successivo, è a sua volta affrescato.
La presenza dei Santi legati alla pestilenza, come San Rocco, San Lazzaro e San Giobbe, fa pensare che l’edificio sia servito ad una confraternita di assistenza ai malati.
san roccoCostruzione risalente alla seconda metà del Quattrocento, poiché tutte le pitture che la ornano, sia esternamente che internamente, non possono oltrepassare quest’epoca. La cappella ha un portichetto proteggente l’affresco dell’Annunciazione in facciata, di autore anonimo. Altra sua opera di analogo soggetto è presente nella facciata della casa Salamitto a Piasco, datata 1534.
Le pitture che ornano le due pareti esterne sono invece di altro autore.
Queste rappresentano:
– nel fianco sinistro, una scena alludente ai tormenti dell’Inferno: Lazzaro con un campanello formato da tre lastrine metalliche (nel Medioevo obbligatorio per gli appestati onde segnalare la presenza all’ingrosso d’un paese) e S. Bernardo da Mentona con un diavolo incatenato ai piedi.
– nel fianco destro: S. Cristoforo traghettante Gesù fanciullo, Giobbe sul letamaio, un puttino ignudo (molto sbiadito) e una figura frammentata.
san rocco 2Conserva all’interno un notevole ciclo di affreschi databili intorno al 1530, collocabili nell’ambiato di Oddone Pascale, che illustrano la leggenda di San Rocco.
Lavoro interessante, condotto con la tecnica della grisaglia e di sciolta mano in qualche riquadro. Alcune parti sono rilevate in rosso e sanguigna.
La volta a crociera conica è decorata con quattro storie della vita di S. Rocco, una per ogni unghia. Le costolature sono rilevate da larghe fasce decorative a raffaellesche, su fondo ocra gialla, di ottima fattura e spiccato cromatismo.
Le figure che popolano le scene della vita di S. Rocco sono un po’ leziose, ma ben delineate ed inserite in ambienti urbani con vedute prospettiche a volte ardite. L’uso delle ombre portate è fatto nuovo nella pittura saluzzese e fa orientare di conseguenza la datazione dell’opera al secondo quarto del XVI secolo, in sintonia con la datazione dell’affresco di Casa Salamitto a Piasco (1534) seppure si tratta di un altro pittore. La proposta di datazione suddetta trova conferma anche dall’abbigliamento dei personaggi. Analogie stilistiche pregnanti con i freschi della cappella di S. Giovanni Evangelista di Centallo, ma si esclude doversi trattare d’un medesimo artista.
La cappella, essendo addossata ad un rialzo di terreno che ha tendenza agli smottamenti, è perennemente in stato di pericolo. La vicinanza della massa terrosa influisce inoltre sulla sanità dell’intonaco dipinto.

Vedi allegata storia di Brossasco: Relazione Storica di Brossasco a

Galleria Fotografica: Brossasco Cappella di San Rocco

REVELLO (Cn). Abbazia di Staffarda, Polittico dell’altar maggiore, di Oddone Pascale.

Pascale-Oddone-687x1024Sull’altare maggiore dell’Abbazia di Staffarda spicca l’arredo più significativo dell’Abbazia: un polittico a valve eseguito da Oddone Pascale fra il 1531 ed il 1535, in legno dipinto e dorato. Esso venne commissionato dall’abate di Staffarda, Ludovico di Saluzzo.
Il dipinto è firmato e datato “Odonus Paschalis D. Trinitate Saviliani 1531” nel tondo a capo del sarcofago. Interessante ed originale è la parte centrale che presenta un intero ciclo di piccole statue sacre finemente intagliate nel legno, rappresentante otto scene del Nuovo Testamento.
I battenti, dipinti su entrambe le facce, rappresentano l’Incoronazione della Vergine, la Resurrezione, l’Ascensione di Gesù, la Pentecoste (a valve aperte), San Bernardo, San Benedetto e l’Annunciazione a Maria (a valve chiuse).

La grande macchina d’altare rivela una soluzione di ampio respiro, con grandi ante, predella ed un teatro di sculture lignee policrome, che lascia presumere vi abbia preso parte un intero cantiere. Le storie della Vergine e di Cristo si intrecciano tra pitture e sculture intagliate, creando un teatro di azione animato da gruppi plastici, di notevole scenografia, innovativa per l’epoca e paragonabile quasi a quelle di una salita ad un Sacro Monte.
Nelle scene in rilievo scultoreo (con la vitalità delle sculture, era legato al nuovo verbo dell’espressionismo manierista), nel primo ordine, in basso, l’inizio di ogni “principio”, l’Annunciazione, la sorpresa della Visitazione, i protagonisti della Presentazione al tempio, fino all’Adorazione dei Magi, con il Cristo riconosciuto; nel secondo ordine, le scene al tempio, con la Circoncisione e il Cristo fra i dottori; in alto, la Morte della Vergine.
Nelle ante dipinte le immagini della tradizione: all’esterno l’Annunciazione, San Benedetto e San Bernardo, all’interno l’idea del trionfo celeste, con la Discesa dello Spirito Santo e l’Incoronazione della Vergine, il Cristo risorto e l’Ascensione. Così negli ovali nella predella in basso, con i Fatti della vita della Vergine e di Gesù, in cui spiccano, da sinistra, la nascita e lo sposalizio della Vergine e, dopo immagini che paiono riferirsi alla fuga in Egitto ed al miracolo delle nozze di Cana, il battesimo e la resurrezione di Cristo. Infine, negli ultimi due, altre immagini che paiono riferirsi alla passione di Gesù ed alla spartizione delle sue vesti.
Infine, forse per centrare ancora un pensiero arcaico nell’abbazia saluzzese, a conclusione del retablo centrale, indicato dalla data del 1533 riportata nei basamenti, due enormi ventole con un basamento a colonna fiorita, lavorato con cornici intessute di girali, fiocchi, cornucopie, con inseriti i due Profeti legati al Cristo e alla Vergine, Davide e Isaia.
Altra data, 1531, con la firma, per la parte centrale, quasi a prendere possesso di un risultato che in realtà apparteneva a lui e a un gruppo di scultori tanto diversi. Non a caso, nell’altare di Staffarda, lo sguardo era attratto lungo un itinerario serpentinato. Secondo uno dei paradigmi più originali scoperti dal manierismo, pare essersi dissolto il centro di gravità, affiorando a sorpresa punti di fuga sfaccettati con traiettorie multiple.

Autore: Marco Invrea

Fonte:
Estratto dal testo di Andreina Griseri “Grandi macchine per gli altari-teatro. I grandi altari di Ranverso e Staffarda“ (THEATRUM MAURITIANUM, Viaggio attraverso i beni artistici dell’Ordine Mauriziano, Edizione a cura di Franco Maria Ricci- Ordine Mauriziano, Torino).

Presentazione di Marco Invrea: Presentazione per Staffarda- copia pdf

Immagini delle ante, parte non visibile: