TORINO. Museo Civico d’Arte Antica, Polittico con “ Assunzione della Vergine, Santi e offerenti”

Torino Assunzione Oddone-M0003092Olio su tela, 248 x 66,5 cm. Realizzato tra il 1520 e il 1525 – Numero inventario 0388/D

Il polittico è ora provvisto della cimasa, reperita nel novembre 1988 nelle cantine juvarriane, che fu assemblata all’insieme in occasione del restauro del febbraio 1989 (cfr. scheda 1513/L).

Questo dipinto fu attribuito a Oddone Pascale da Anna Maria Brizio.
Si tratta di un trittico che, nella parte centrale, ospita la figura dell’Assunta in piedi, con angioletti intorno. In alto le figure di Cristo, della colomba dello Spirito Santo e di Dio Padre. In basso gli Apostoli che contemplano la tomba che contiene solo fiori.
I due scomparti laterali sono divisi in due da colonne e cimasa. Le figure in alto sono a mezzo busto, quelle in basso a figura intera. I nomi dei Santi sono scritti in latino accanto al loro capo.
Lo scomparto a sinistra reca in alto la figura a mezzo busto di san Giovanni battista, con la croce astile, un libro con sopra un agnello.
In basso, una figura con saio e mantello grigi (la veste di lana grezza di colore cinerino-bigio era quella tradizionale dei francescani), in mano gigli (simbolo di castità), e il bastone a Tau (che all’epoca del dipinto non era ancora stato dichiarato appannaggio del solo sant’Antonio abate), con un’aureola raggiata, indicativa della condizione di beato. La scritta col nome non è perfettamente leggibile, ma le caratteristiche permetterebbero di ipotizzare l’identificazione con Giovanni Buralli (Parma, 5 marzo 1208 – Camerino, 19 marzo 1289), che fu generale dell’ordine francescano, teologo; nell’ultima parte della vita fu eremita, ma beatificato solo nel 1777 da Pio VI, anche se forse “ufficiosamente” era già considerato beato. La figura protegge o presenta alla Vergine l’offerente inginocchiato, in abito rosso e mantello nero, tiene le mani giunte che reggono il cappello.
Nello scomparto a destra, in alto san Giuseppe, la scritta lo identifica con certezza, in abito nero e mantello rosso, appoggia la mano sinistra a un bastone a Tau e regge con la destra un’asta su cui è una colomba (invece della consueta verga fiorita, ma comunque sono due iconografie tratte dai Vangeli apocrifi: nel Protovangelo di Giacomo è detto che, per la scelta dello sposo di Maria, i celibi lasciarono al Tempio i loro bastoni e quello di Giuseppe fiorì e da esso uscì una colomba).
In basso, santa Chiara d’Assisi – con saio cinerino-bigio, cordone, mantello e velo bianco e nero, abito ordinario delle Clarisse e nell’abituale iconografia con l’ostensorio e un libro – presenta una offerente, inginocchiata a mani giunte, vestita di un saio grigio come la Santa, cordone con nodi, ma velo bianco lungo, quindi presumibilmente una novizia.

Nota:
Con mail all’Afom del 8 febbraio 2021 il dott. Simone Baiocco di Palazzo Madama, scrive:
“Il polittico inv. 388/D cui si fa riferimento era stato in passato attribuito a Pascale, ma direi senza fondamento; se finora non sono tornato sull’argomento è perché ancora non è chiaro un modo più corretto di definirne lo stile. Sembra però confermato che l’opera provenga da Lanzo, da dove passò alla importantissima collezione Fontana, donata al Museo nel 1909.”

Bibliografia:
– Brizio A.M. , La pittura in Piemonte dall’età romanica al Cinquecento, Torino 1942, pp. 248 s.
– Mallè L. (a cura di), I dipinti del Museo d’arte antica.Catalogo, Torino 1963, p. 144

Immagine e parte delle informazioni da:
https://www.palazzomadamatorino.it/it/le-collezioni/catalogo-delle-opere-online/assunzione-della-vergine-santi-offerenti