REVELLO (Cn). Abbazia di Staffarda, Polittico dell’altar maggiore.

Descrizione:

Sull’altare maggiore dell’Abbazia di Staffarda spicca l’arredo più significativo dell’Abbazia: un polittico a valve eseguito da Pascale Oddone fra il 1531 ed il 1535, in legno dipinto e dorato. Esso venne commissionato dall’abate di Staffarda, Ludovico di Saluzzo.
Il dipinto è firmato e datato “Odonus Paschalis D. Trinitate Saviliani 1531” nel tondo a capo del sarcofago. Interessante ed originale è la parte centrale che presenta un intero ciclo di piccole statue sacre finemente intagliate nel legno, rappresentante otto scene del Nuovo Testamento.
I battenti, dipinti su entrambe le facce, rappresentano l’Incoronazione della Vergine, la Resurrezione, l’Ascensione di Gesù, la Pentecoste (a valve aperte), San Bernardo, San Benedetto e l’Annunciazione a Maria (a valve chiuse).

La grande macchina d’altare rivela una soluzione di ampio respiro, con grandi ante, predella ed un teatro di sculture lignee policrome, che lascia presumere vi abbia preso parte un intero cantiere. Le storie della Vergine e di Cristo si intrecciano tra pitture e sculture intagliate, creando un teatro di azione animato da gruppi plastici, di notevole scenografia, innovativa per l’epoca e paragonabile quasi a quelle di una salita ad un Sacro Monte.
Nelle scene in rilievo scultoreo (con la vitalità delle sculture, era legato al nuovo verbo dell’espressionismo manierista), nel primo ordine, in basso, l’inizio di ogni “principio”, l’Annunciazione, la sorpresa della Visitazione, i protagonisti della Presentazione al tempio, fino all’Adorazione dei Magi, con il Cristo riconosciuto; nel secondo ordine, le scene al tempio, con la Circoncisione e il Cristo fra i dottori; in alto, la Morte della Vergine.
Nelle ante dipinte le immagini della tradizione: all’esterno l’Annunciazione, San Benedetto e San Bernardo, all’interno l’idea del trionfo celeste, con la Discesa dello Spirito Santo e l’Incoronazione della Vergine, il Cristo risorto e l’Ascensione. Così negli ovali nella predella in basso, con i Fatti della vita della Vergine e di Gesù, in cui spiccano, da sinistra, la nascita e lo sposalizio della Vergine e, dopo immagini che paiono riferirsi alla fuga in Egitto ed al miracolo delle nozze di Cana, il battesimo e la resurrezione di Cristo. Infine, negli ultimi due, altre immagini che paiono riferirsi alla passione di Gesù ed alla spartizione delle sue vesti.
Infine, forse per centrare ancora un pensiero arcaico nell’abbazia saluzzese, a conclusione del retablo centrale, indicato dalla data del 1533 riportata nei basamenti, due enormi ventole con un basamento a colonna fiorita, lavorato con cornici intessute di girali, fiocchi, cornucopie, con inseriti i due Profeti legati al Cristo e alla Vergine, Davide e Isaia.
Altra data, 1531, con la firma, per la parte centrale, quasi a prendere possesso di un risultato che in realtà apparteneva a lui e a un gruppo di scultori tanto diversi. Non a caso, nell’altare di Staffarda, lo sguardo era attratto lungo un itinerario serpentinato. Secondo uno dei paradigmi più originali scoperti dal manierismo, pare essersi dissolto il centro di gravità, affiorando a sorpresa punti di fuga sfaccettati con traiettorie multiple.

Autore: Marco Invrea

Fonte:
Estratto dal testo di Andreina Griseri “Grandi macchine per gli altari-teatro. I grandi altari di Ranverso e Staffarda“ (THEATRUM MAURITIANUM, Viaggio attraverso i beni artistici dell’Ordine Mauriziano, Edizione a cura di Franco Maria Ricci- Ordine Mauriziano, Torino).