FINALE LIGURE (SV), Finalborgo. Ancona del martirio di santa Caterina, nella Collegiata di San Biagio.

Descrizione:

L’ancona, la cui principale raffigurazione è il Martirio di santa Caterina d’Alessandria (morta all’inizio del IV secolo), è in legno dorato con rilievi finementi lavorati, opera anch’essa di Pascale Oddone che era un ottimo ebanista, scultore e intagliatore.
Sotto il fastigio, nel timpano dell’ancona, una Pietà (che ricorda il Polittico della Collegiata di Revello), con ai lati due pannelli lignei finemente lavorati.
Ai lati della parte centrale, in due nicchie di piccole dimensioni, l’Annunciazione, con a sinistra l’arcangelo Gabriele e a destra la Vergine.
Al di sotto di queste figure, in due nicchie più grandi, sono raffigurati in piedi, a sinistra, san Pietro (con in mano la chiave) e, a destra, san Paolo. Castelnovi specifica che le due figure stanno «entro due nicchie ai lati del grande arco, nella cui profondità (spessore) trovano posto altre due tavole con i santi Domenico e Benedetto entro nicchie che corripondono alle precedenti».
Il dipinto centrale raffigura santa Caterina, con una corona decorata a pastiglia dorata, martirizzata dalle ruote puntute; l’agiografia racconta che l’intervento di due angeli (raffigurati nella parte superiore del dipinto) la salvarono, mentre le ruote spezzatesi colpirono molti soldati. L’imperatore allora le fece mozzare la testa. I soldati a terra sono simili a quelli a guardia del sepolcro del Cristo risorto dell’ancona di Staffarda. Sul basamento del trono dell’imperatore Massenzio vi è una didascalia: “MAXENTIVS. IUSIT./ CHATERINAM/ ROTIS CONFRINGI che spiega la scena.
Nella predella sono raffigurate due scene: a sinistra la decapitazione della Santa: la sua figura è inginocchiata e il carnefice campeggia al centro della scena; a destra gli angeli trasportano il corpo di santa Caterina sul monte Sinai alla luce di fiaccole. Castelnovi sottolinea che i bagliori della scena notturna ricordano il Purgatorio della Trinità di Revello. Il plinto al centro della scena reca una didascalia ormai poco leggibile probabilmente simile a quella sotto il trono della scena centrale.
Ai lati della predella due stemmi: a sinistra quello di Paolo del Carretto, vescovo e conte di Cahors morto nel 1553 e a destra quello di suo fratello Giovanni II, i probabili donatori dell’opera.
La chiesa e convento domenicano di Santa Caterina fu fondato nel 1359 dai marchesi Del Carretto. Nel 1864, in seguito alla soppressione degli enti ecclesiastici voluta dal Regno d’Italia, i frati furono allontanati con la forza, gli arredi sacri della chiesa vennero trasferiti nella chiesa di San Biagio o dispersi e gli spazi conventuali furono confiscati e trasformati in un penitenziario.
Per quella chiesa, nel 1533, Pascale Oddone esegui l’ancona con il Martirio di santa Caterina destinato all’altare maggiore della chiesa dei Domenicani. La data è incisa sul fastigio dell’ancona.
Dal complesso di Finalborgo provenivano anche quattro tele a monocromo (Portofino, Castello di S. Giorgio e collezione privata) raffiguranti Storie di Ester e Storie di Giuditta (Castelnovi, 1982, pp. 62 s.), le quali «facevano verosimilmente parte della cortina di protezione del polittico». (Caldera, 2008, p. 247 n. 137), iconografia che l’artista ripropose nei pannelli laterali della pala della Madonna del Rosario nella chiesa saluzzese di San Giovanni.

La chiesa di San Biagio, che ora conserva l’opera sul secondo altare della navata destra, compare per la prima volta in un documento scritto solo nel 1261. La chiesa antica, di cui non si conosce l’origine, era posta dall’altro lato del torrente Aquila, ma fu ricostruita entro il perimetro delle mura di Finalborgo nel 1372-75. Una seconda ricostruzione e ampliamento ebbe luogo nel XVII secolo, tra il 1633 e il 1650, quando l’orientamento della chiesa fu ruotato di 90 gradi. L’abside e le cappelle absidali della chiesa trecentesca sono state conservate parzialmente nel breve spazio fra la chiesa secentesca e le mura. Ha pianta a croce latina divisa in tre navate con cupola centrale e conserva l’originario campanile ottagonale con sottili bifore appoggiato su di una preesistente torre difensiva anteriore al 1452. La facciata si presenta incompiuta in pietra grezza.

Bibliografia:
– AA. VV., La chiesa e il Convento di Santa Caterina in Finalborgo, Genova, Sagep, 1982
– Bixio L.A., Blasonatura a Finale Ligure- Gli stemmi attraverso la storia, Quaderni della biblioteca, anno V – 1, 2008
– Castelnovi G.V., L’ancona di S. Caterina nella parrocchiale di Finalborgo, Istituto di Studi liguri, Bordighiera 1950, estr. da «Rivista Ingauna e Intemelia», n.s., a. V, n° 2, 1950, pp. 29-33 – Vedi allegato: Castelnovi Finalborgo
– Gabrielli N., Un nuovo Pascale Oddone, in «Bollettino della Società Piemontese d’Archeologia e Belle Arti», III, 1949
– Murialdo G., Il pagamento a Oddone Pascale dell’ancona di Santa Caterina in Finalborgo, in «Rivista Ingauna e Intemelia», n.s., aa. XXXI-XXXIII , 1976-1978, nn. 1-4, pp. 162-163.

Rilevatore: Angela Crosta, 9 aprile 2019